15) Locke. La ragione.
Locke considera la ragione come la facolt che ci distingue dagli
animali e che ci permette di ampliare la nostra conoscenza e di
regolare il nostro giudizio. Nell'attivit della ragione esistono
quattro gradi. Essa ha grandi potenzialit, ma anche grandi
limiti. Esistono affermazioni che si pongono al di sopra della
ragione ed altre che si pongono contro di essa. La fede religiosa
entra nel primo gruppo, non nel secondo.
J. Locke, Saggio sull'intelletto umano, quarto, capitolo
diciassettesimo (pagine 188-189).

La parola ragione ha in inglese significati diversi: talvolta essa
 intesa nel senso di princpi veri e chiari, talvolta nel senso
di deduzioni chiare e corrette da quei princpi, talvolta nel
senso di causa, e in modo particolare di causa finale. Ma io la
considerer qui in un significato diverso da tutti questi, e cio
nel significato in cui quella parola indica una facolt nell'uomo,
la facolt per cui si suppone che l'uomo si distingua dalle
bestie, e in cui  evidente che egli le sorpassa di gran lunga.
Che bisogno c' della ragione? Moltissimo, sia per l'ampliamento
della nostra conoscenza, sia per regolare il nostro assenso. Essa
infatti ha un compito, sia nella conoscenza, sia nell'opinione, 
necessaria a tutte le altre nostre facolt intellettuali, e le
assiste, anzi contiene due di esse, cio la sagacia e l'
illazione. Con una trova le idee intermedie con l'altra le ordina
in modo da scoprire quale connessione c' in ciascun anello della
catena, dalla quale gli estremi sono tenuti insieme; cos in certo
modo pone sotto gli occhi la verit cercata, ed  questo che
chiamiamo illazione o inferenza, e che consiste in nient'altro che
nella percezione della connessione che c' tra le idee, in ciascun
passo della deduzione. Con ci lo spirito giunge a vedere o
l'accordo e disaccordo certo di due idee qualsiasi, come nella
dimostrazione, nel qual caso arriva alla conoscenza, o la loro
connessione probabile, sulla base della quale d o rifiuta il
proprio assenso, come nell' opinione. Perci nella ragione
possiamo considerare questi quattro gradi; il primo e il pi alto
consiste nello scoprire e trovare le verit; il secondo nel
disporle in modo regolare e metodico, nel metterle in un ordine
chiaro e opportuno, nel far s che la loro connessione e forza sia
chiaramente e facilmente percepita; il terzo  la percezione di
quella connessione; il quarto il trarre una giusta conclusione. La
ragione, sebbene penetri nelle profondit del mare e della terra,
e levi i nostri pensieri all'altezza delle stelle, ci conduca nel
vasto spazio e nelle grandi estensioni di questa possente
costruzione, tuttavia si arresta molto prima dei confini
dell'estensione reale perfino dell'essere corporeo... I) Essa ci
manca completamente dove ci mancano le nostre idee, perch essa
non pu estendersi, n si estende al di l di dove giungono le
idee. secondo) La nostra ragione  spesso confusa e incapace a
causa dell'oscurit, confusione o imperfezione delle idee intorno
alle quali  impiegata; in questo caso noi siamo involti in
difficolt e contraddizioni. terzo) La nostra ragione  spesso
bloccata perch non percepisce le idee che potrebbero servire a
mostrare l'accordo o disaccordo certo o probabile tra due altre
idee qualsiasi; e in questo campo le facolt di alcuni superano di
gran lunga quelle di altri. quarto) Lo spirito, procedendo sulla
base di princpi falsi, si trova spesso impegnato in assurdit e
difficolt, condotto in strette e contraddizioni, senza sapere
come liberarsene. V) Come idee oscure e imperfette spesso
imbrogliano la nostra ragione, cos, per lo stesso motivo, parole
dubbie e segni incerti usati nei discorsi e nei ragionamenti,
spesso, quando non vengono attentamente presi in considerazione,
mettono in imbarazzo la ragione degli uomini e li conducono a
situazioni senza uscita.
Possiamo fare qualche congettura sulla distinzione delle cose in
quelle che sono concordi con la ragione, in quelle che sono sopra
la ragione e in quelle che sono contrarie alla ragione. 1) Secondo
ragione sono le proposizioni la cui verit possiamo scoprire
esaminando e seguendo le idee che abbiamo dalla sensazione e dalla
riflessione, e che troviamo vere o probabili sulla base della
deduzione naturale. 2) Sopra la ragione sono le proposizioni la
cui verit o probabilit non possiamo derivare mediante la ragione
da quei princpi. 3) Contrarie alla ragione sono le proposizioni
che sono incompatibili o inconciliabili con le nostre idee chiare
e distinte.
C' un altro uso della parola ragione, uso in cui essa  opposta a
fede. Questo  un modo di parlare molto improprio, tuttavia l'uso
comune lo ha autorizzato, e sarebbe folle cercare di opporsi a
esso o sperare di porvi rimedio. Soltanto io penso che non sia
inutile rendersi conto che, per quanto la fede sia opposta alla
ragione, la fede non  nient'altro che un saldo assenso dello
spirito; ora se esso  regolato, come  nostro dovere regolarlo,
non pu essere concesso a una cosa se non sulla base di una buona
ragione, e questo non pu essere opposto alla ragione.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 658-660.

G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/4. Capitolo
Otto.
16) Locke. Ragione e fede.
Locke cerca di trovare un equilibrio fra i diritti della ragione e
lo spazio che deve essere dato alla fede nel campo dove la ragione
non  in grado di muoversi con sicurezza.
J. Locke, Saggio sull'intelletto umano, quarto, capitolo
diciottesimo ( pagine 188-189).

Prendo qui la ragione, in quanto contraddistinta, rispetto alla
fede, come la scoperta della certezza o della probabilit delle
proposizioni o delle verit, alle quali lo spirito arriva mediante
la deduzione, operata a partire dalle idee che ha ottenuto con
l'uso delle proprie facolt naturali, cio mediante la sensazione
o riflessione. La fede, d'altro canto,  l'assenso a una
proposizione che non sia stata costruita a questo modo, sulla base
delle deduzioni di ragione, ma accettata, sulla base del credito
di chi la propone, come proveniente da Dio, in qualche modo
straordinario di comunicazione. Questo modo di scoprire la verit
agli uomini si chiama rivelazione. Allora sostengo: I. Nessuno
ispirato da Dio pu sulla base di una rivelazione, comunicare ad
altri un'idea semplice nuova, che essi prima non avessero ricevuto
dalla sensazione o dalla riflessione. secondo. Mediante la
rivelazione possono essere scoperte e condotte a noi le stesse
verit che possono essere scoperte mediante la ragione e mediante
le idee che possiamo avere naturalmente. Nessuna proposizione pu
essere ricevuta come rivelazione divina, o ottenere l'assenso
dovuto a tutte le proposizioni di rivelazione divina, se 
contraddittoria alla nostra conoscenza chiara e intuitiva. terzo.
Ci sono molte cose delle quali abbiamo nozioni molto imperfette, o
non ne abbiamo affatto; ci sono altre cose, della cui esistenza
passata, presente o futura non possiamo avere affatto conoscenza
sulla base dell'uso naturale delle nostre facolt. Queste cose,
essendo al di l della possibilit di scoperta da parte delle
nostre facolt naturali, ed essendo sopra la ragione, sono, quando
vengono rivelate, la materia propria di fede. Una qualsiasi
proposizione rivelata, nella quale il nostro spirito non possa
giudicare la verit, mediante le proprie facolt e nozioni
naturali,  soltanto materia di fede, ed  sopra la ragione. In
secondo luogo, tutte le proposizioni di cui lo spirito, con l'uso
delle proprie facolt naturali, pu arrivare a determinare e a
giudicare a partire dalle idee naturalmente acquisite, sono
materia di ragione. Tuttavia c' ancora una differenza, ed 
questa. Ci sono proposizioni che riguardano ci che ha soltanto
un'evidenza incerta; della loro verit si  persuasi sulla base di
fondamenti probabili; esse ammettono ancora una possibilit di
verit di ci che  contrario, senza far violenza alla evidenza
certa della conoscenza, e senza capovolgere i princpi di tutta la
ragione; in queste proposizioni probabili, sostengo, una
rivelazione evidente deve determinare il nostro assenso, anche
andando contro la probabilit.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 660-661.
